|
COMMERCIO CON L'ITALIA |
||||||||
|
|
||||||||
|
Turchia méta d’affari per le imprese italiane. Sono circa 7.180 le aziende già impegnate e si concentrano soprattutto in Lombardia (2.419, 33,7% sul totale nazionale) e Veneto (1.069, 14,9%). Ma le regioni con il maggior numero di aziende che scelgono questo Paese mediterraneo rispetto al resto del mondo sono l’Emilia Romagna (9,3% del numero totale di aziende emiliane che commerciano con l’estero) e il Piemonte (8,1%). Per un interscambio nazionale che aumenta in un anno (+7,2%) e supera i 7 miliardi e 500 milioni di euro. Vanno bene sia l'import (+10,5%) che l'export (+5,1%). Tra le regioni si distinguono per crescita, dal 2004 al 2005, il Molise che raddoppia il suo commercio (+142%), la Valle d'Aosta (+78%) e la Calabria (+54%). Come valore complessivo, le più attive sono la Lombardia con un interscambio di oltre 2 miliardi di euro (27,6% nazionale, +9,2% in un anno), il Piemonte con oltre 1 miliardo e 200 milioni di euro (16% italiano) e il Veneto con quasi 800 milioni di euro (10%). 22/2/2006 ANDAMENTO DELL’INTERSCAMBIO COMMERCIALE CON L'ITALIA E DEGLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI BILATERALI I dati del primo quadrimestre 2004, confermano la crescita dell’interscambio commerciale fra Italia e Turchia, sia in termini di esportazioni che di importazioni. L’Italia detiene una quota del 17% delle esportazioni comunitarie verso Ankara ed attrae il 13% delle importazioni turche verso l’Unione Europea. Il volume totale é pari a 3,24 miliardi di dollari ed il saldo attivo a favore del nostro Paese é di 797,7 milioni di dollari. L’Italia si conferma – come nel 2002 e nel 2003 - il secondo “partner” commerciale della Turchia, dopo la Germania (6,44 miliardi di dollari) e prima di Francia (3,19 miliardi di dollari), Federazione Russa (2,97 miliardi di dollari), Regno Unito (2,81 miliardi di dollari) e Stati Uniti (2,67 miliardi di dollari).
Oltre il 70% delle forniture italiane é legato ai beni strumentali ed ai beni intermedi, confermando la stretta complementarità fra i due sistemi produttivi. L’aumento delle importazioni dall’Italia é stato particolarmente significativo nei seguenti settori :
In calo invece :
Le esportazioni turche verso l’Italia hanno subito un incremento del 24,4%, raggiungendo un valore pari a 1,22 miliardi di dollari. In particolare, sono aumentate le voci relative all’abbigliamento (+17%), ai tessuti a maglia (+20%), ai prodotti petroliferi raffinati (+30%), agli apparecchi per uso domestico (+65%); in diminuzione le esportazioni relative agli autoveicoli (-15%), che restano peraltro di gran lunga la voce più importante, agli apparecchi televisivi (-30%), ai prodotti siderurgici (-35%) ed ai prodotti per l’edilizia (-25%). Per quanto riguarda gli investimenti bilaterali, nel 2002 l’Italia, pur classificandosi quinta per valore delle autorizzazioni, é stata in realtà prima per investimenti realizzati; analoga posizione é stata occupata dal nostro Paese nel 2001 grazie all’acquisizione di TIM della licenza di terzo gestore di telefonia mobile (il più grande investimento singolo mai realizzato in Turchia). Nel 2003 si é registrato invece un rallentamento degli investimenti italiani (il flusso effettivo di capitali ha superato di poco il milione di dollari), che peraltro sono tornati a crescere nei primi quattro mesi del 2004 (quasi 300 milioni di dollari), con prospettive di ulteriore rafforzamento qualora dovesse concludersi positivamente l’acquisizione da parte di Intesa della banca turca Garanti per un valore superiore ai 900 milioni di Euro. Gli investimenti turchi in Italia sono particolarmente esigui, il nostro Paese avendo attratto sino al 30 giugno 2003 solo 1,926 miliardi di dollari (16 aziende), di cui 1,446 miliardi a partire dal 1999 (10 aziende). I principali settori di destinazione sono: commercio (1,084 miliardi), manifatturiero (622 milioni), dei trasporti (111 milioni) e minerario (8 milioni). Quanto alla presenza delle nostre imprese, le aziende italiane che operano in Turchia sono circa 150, un numero che é triplicato negli ultimi 10 anni, a testimonianza di una tendenza decisamente positiva, che non si é arrestata neanche a seguito della crisi economico-finanziaria del 2001. Tra le ultime operazioni, da segnalare l’ingresso nel mercato dei servizi finanziari di “UNICREDITO”; l’acquisizione da parte della “MENARINI” della più antica azienda locale del settore (IE Ulagay); l’investimento della “CEMENTIR” (Gruppo Caltagirone), che ha rilevato un’importante azienda turca produttrice di cemento (Cimentas); l’aumento delle linee di produzione della “BERETTA”. Tra i grandi Gruppi, la “PIRELLI” (settore pneumatici e cavi) dispone di uno stabilimento tecnologicamente avanzato ad Izmit, la “MERLONI” continua ad incrementare le proprie quote di mercato nel settore degli elettrodomestici, mentre “FIAT”, in “joint-venture” con il Gruppo Koc (primario conglomerato industriale turco), ha mantenuto sempre una posizione di “leadership” nel Paese (di particolare rilievo la produzione negli stabilimenti di Bursa del veicolo “Doblò”, principalmente destinato all’esportazione). L’Italia é inoltre un “partner” fondamentale in due settori di importanza strategica quali le telecomunicazioni e l’energia, grazie a TIM ed al Gruppo ENI. Nostre aziende sono anche presenti nei settori infrastrutturale (ITALCEMENTI, TREVI, ASTALDI), metallurgico, elettronico (ELDOR, OMRON), chimico, tessile e dell’abbigliamento (BENETTON, CHICCO, ZEGNA), alimentare (BARILLA, PERFETTI), turistico e della difesa (AGUSTA ed ALENIA MARCONI SYSTEMS). Un salto di qualità nella presenza del sistema bancario italiano é stato compiuto grazie all’ingresso nel mercato di “UNICREDITO”, che ha acquisito il 50% della “Koc Financial Service” (che controlla la Kocbank, la Koc Yatirim Brokerage, la Kocbank Netherland e la Kocbank Azerbaijan). Sono altresì presenti una filiale di “CAPITALIA” ed Uffici di rappresentanza del “MONTE DEI PASCHI DI SIENA”, “S.PAOLO-IMI” e “GRUPPO INTESA-BCI”, che ha in corso trattative per l’acquisto della banca turca Garanti.
Fonte: www.esteri.it |