QUADRO MACROECONOMICO

 

Secondo i dati di fine anno resi noti dall'Istituto di statistica turco, l'inflazione nel 2005 si è attestata al 7,72% a fronte del previsto 8%, in netto calo rispetto al 9,32% del 2004. Forte calo anche per l'aumento annuo dei prezzi di produzione: 2,66% contro il 13,84% dello scorso anno

ANDAMENTO CONGIUNTURALE E RISCHIO PAESE

La Turchia ha in essere un Accordo “Stand-by” triennale (febbraio 2002 - febbraio 2005) con il Fondo Monetario Internazionale del valore di 18,6 miliardi di dollari (di cui 2,4 ancora da versare) ed é beneficiaria di un “Country Assistance Strategy” della Banca Mondiale che nell’“high-case scenario” prevede finanziamenti per 4,5 miliardi di dollari nel triennio 2004-2006. La Commissione Europea, nell’ambito del piano di assistenza finanziaria pre-accessione, ha deliberato aiuti a favore di Ankara per 1,05 miliardi di Euro nel periodo 2004-2006.


Il Governo ha attuato con determinazione il programma di risanamento economico concordato con il FMI, che ha sinora conseguito risultati importanti. Il PNL é cresciuto del 5,9% nel 2003 e del 12,4% nel primo trimestre del 2004, con incrementi della produzione industriale nei mesi successivi nell’ordine del 15-16%. Tale fase di espansione è stata accompagnata da una costante riduzione dell’inf lazione, con un indice dei prezzi al consumo che a maggio e a giugno non ha superato il 9% su base annuale, pienamente in linea con l’obiettivo di fine anno (+12%). La crescita è stimolata da una domanda interna in forte ripresa (sul fronte sia degli investimenti che dei consumi privati) e da ottime prestazioni delle esportazioni turche verso i mercati internazionali, nonché da un rinnovato impulso del turismo. Un settore privato dinamico, quindi, che controbilancia le limitazioni alla spesa pubblica derivanti dall’applicazione di una rigida disciplina di bilancio, dettata dal Fondo Monetario Internazionale e riassunta nell’obiettivo di avanzo primario del settore pubblico al 6,5% del PNL.


Nell’ultimo anno e mezzo sono state inoltre approvate importanti riforme strutturali quali la legge quadro sugli investimenti esteri diretti; la normativa che disciplina la creazione di imprese; la riforma del mercato del lavoro; la legge sul controllo della finanza pubblica; la normativa sugli Appalti Pubblici; la liberalizzazione dei mercati elettrico, del gas, degli alcolici e della telefonia fissa. Sono in discussione in Parlamento la riforma dell’amministrazione fiscale e gli emendamenti alla legislazione bancaria, mentre occorrerà attendere per la riforma del sistema di sicurezza sociale, che rappresenta un passaggio obbligato sulla via del risanamento della finanza pubblica. Procedono a rilento i processi di privatizzazione a causa della cancellazione delle gare relative alla Petkim (settore petrolchimico), alla componente tabacchi della Tekel ed alla Tupras (impianti di raffinazione) ed ai ritardi nella predisposizione dei piani di collocamento sul mercato delle banche pubbliche e della Turk Telekom (gestore unico della telefonia fissa). I fattori di rischio dell’economia sono rappresentati dall’elevato livello del debito pubblico, dagli ancora alti tassi di interesse, dal crescente disavanzo delle partite correnti e dalla disoccupazione, attualmente al 10,5%, che non tende a diminuire nonostante la crescita in atto.

 

Vi é poi la preoccupazione che il Governo, visti i risultati conseguiti, allenti i vincoli alla spesa pubblica, decisione che produrrebbe effetti negativi non solo sul servizio del debito ma sulla fiducia stessa che i mercati hanno sinora riposto in questo Paese e che si é rispecchiata nell’“upgrading” da parte delle maggiori agenzie internazionali di rating. Nel complesso, comunque, un quadro positivo. L’economia turca ha compiuto progressi notevoli e si é dimostrata tra le più dinamiche economie emergenti a livello mondiale. Tuttavia, il processo di risanamento non è ancora terminato ed occorre che l’esecutivo, per rafforzare le dinamiche in atto e ridurre la vulnerabilità rispetto agli “shock” esterni, adotti un piano di sviluppo di medio periodo capace di guidare le aspettative dei mercati e di sostenere il processo di convergenza con i parametri di Maastricht.


Al riguardo, le politiche chiave saranno il mantenimento di una rigida disciplina di bilancio, da
attuarsi attraverso la ristrutturazione della spesa pubblica, e di una politica monetaria imperniata sulla libera fluttuazione del tasso di cambio, che abbia come obiettivo la riduzione dell’inflazione. Il programma dovrà inoltre condurre a termine la ristrutturazione del sistema bancario e migliorare ulteriormente il clima per gli investimenti, mediante lo snellimento della burocrazia, la riforma del sistema giudiziario e le privatizzazioni. Gli sviluppi futuri si intrecceranno poi con la definizione dei rapporti con il Fondo Monetario nel periodo successivo alla scadenza dell’Accordo “Stand-by” (febbraio 2005) e, elemento ancora più importante, con la decisione del Consiglio Europeo di dicembre in merito all’apertura dei negoziati di adesione all’Unione Europea, cui i mercati assegnano un rilievo straordinario.


G
RADO DI APERTURA DEL PAESE AL COMMERCIO INTERNAZIONALE ED AGLI INVESTIMENTI ESTERI

 

Il grado di apertura della Turchia al commercio internazionale é elevato, il Paese avendo un sistema produttivo trainato dalle esportazioni e che, a sua volta , si alimenta grazie alle forniture di beni intermedi e di investimento. Nel 2003, l’interscambio complessivo ha superato i 116 miliardi di dollari (47,2 miliardi di esportazioni e 69,3 miliardi di importazioni), con un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Nei primi quattro mesi del 2004, le esportazioni sono cresciute del 29,8% (18,2 miliardi di dollari) e le importazioni addirittura del 40% (26,2 miliardi di dollari), con un disavanzo commerciale raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2003. Quanto alla struttura degli scambi commerciali, le esportazioni turche sono principalmente composte da beni di consumo e da beni intermedi, mentre un ruolo marginale, seppur in forte crescita, é occupato dai beni di investimento; le importazioni sono costituite essenzialmente da beni intermedi, seguiti a lunga distanza dai beni di investimento e di consumo. L’Unione Europea figura saldamente al primo posto quale area di destinazione (52,3%) e di origine (49,8%) dei flussi commerciali.
 

EXPORT 2004

Gennaio – Aprile

VARIAZIONE
I.Q 2004 / I.Q 2003

IMPORT 2004
Gennaio – Aprile

VARIAZIONE
I.Q 2004 / I.Q 2003

18.209.219.000 USD

+ 29,8 %

28.627.719.000 USD

+ 46,2 %


L’andamento della lira turca, che si é svalutata negli ultimi mesi di circa il 15% nei confronti di
Euro e dollaro, fa prevedere un lieve rallentamento delle importazioni nel secondo semestre dell'anno, a fronte di una continua crescita delle esportazioni.


V
ALUTAZIONE DEGLI INVESTIMENTI DIRETTI DA E VERSO L'ITALIA

 

Gli investimenti sinora realizzati coprono molteplici settori, andando dal manifatturiero al tessile, dall’agro alimentare ai servizi. Negli ultimi mesi si riscontra un interesse crescente delle ditte italiane ad avviare una presenza diretta “in loco” (tessile, trasformazione agricola, strutture permanenti per l’assistenza post-vendita in partnership con ditte locali), ciò anche grazie alle iniziative di promozione intraprese congiuntamente dall’Ambasciata e dall’ICE. In merito alla valutazione dei vantaggi comparativi, se é vero che alcuni Paesi consentono la produzione a costi minori di quelli della Turchia - peraltro notevolmente inferiori a quelli italiani - esiste “in loco” una managerialità ed una manodopera specializzata che sarebbe colpevole non considerare, anche perché su alcuni mercati (Siria, Israele, Libano, Repubbliche dell’Asia Centrale e Russia) la Turchia é già un pericoloso concorrente, con il quale é preferibile concludere sin d’ora delle fruttuose alleanze commerciali e produttive. Da parte sia del Governo che della realtà imprenditoriale turca viene poi manifestato un forte interesse allo stabilimento di forme di partenariato con le nostre imprese per operare congiuntamente in difficili mercati dell’area dove i turchi hanno consolidati rapporti commerciali, quali l’Asia Centrale ed in particolare le Repubbliche turcofone, l’Afghanistan e l’Iraq.


A quest’ultimo proposito, si rileva che i capitali e la tecnologia italiani, uniti alla manodopera ed
alla capillare conoscenza dei mercati possedute dalle imprese turche, potrebbero offrire interessanti opportunità. Per operare congiuntamente in tali aree, si potrebbe rivelare conveniente l’utilizzo delle zone industriali dell’area sud-orientale del Paese: una base logistica e produttiva ideale, in considerazione dei facili collegamenti ferroviari ed autostradali con l’Iraq e dei collegamenti marittimi con l’Italia, che può inoltre contare sulla presenza di efficienti e moderni insediamenti produttivi, quali le zone industriali di Adana e Gaziantep.


Interessanti sviluppi si aprono anche nel settore delle privatizzazioni - che riguarderanno non
solo grandi aziende statali (Turk Telekom, telefonia fissa, Turkish Airlines, compagnia di bandiera, Milly Pyiango, Lotteria Nazionale, Turkseker, zuccherifici, gestione delle autostrade e dei ponti sul Bosforo), ma anche una moltitudine di imprese di piccole e medie dimensioni (un elenco completo é presente all’indirizzo: www.oib.gov.tr ) - e, in prospettiva, degli investimenti pubblici in opere infrastrutturali (in particolare, sistema viario e ferroviario). Inoltre, il rafforzamento e/o riattivazione della collaborazione tra i due Paesi nei settori dell’ambiente, del turismo, dell’energia e dell’agricoltura creeranno ulteriori opportunità per le nostre aziende.


Appaiono poi indicate azioni mirate per far conoscere presso i potenziali investitori italiani le
differenti vocazioni delle aree industriali del Paese: queste ultime godono, infatti, di specifiche caratteristiche e di differenti attrattive (quali esenzioni fiscali e speciali regimi di incentivi all’insediamento di siti produttivi), oppure si caratterizzano per il basso costo del lavoro o per particolari conoscenze tecnologiche della manodopera. In questo contesto, occorre orientare le differenti tipologie di investitori del nostro Paese verso la localizzazione più efficiente e compatibile con le proprie caratteristiche: si pensi, ad esempio, alla vocazione per il tessile semilavorato, per le coltivazioni biologiche e la trasformazione agro alimentare della zona di Gaziantep, rispetto alla “leadership” nel settore meccanico della regione di Marmara e di quella Egea.


Si riportano di seguito i dati relativi ai settori dove più significativa é la presenza di aziende
estere in Turchia.
 

TURCHIA : INVESTIMENTI ESTERI SETTORI PRINCIPALI
 
 

DITTE ESTERE
PRESENTI

TESSILE E ABBIGLIAMENTO

289 ditte

INDUSTRIA CHIMICA

164 ditte

INDUSTRIA ALIMENTARE

166 ditte

INDUSTRIA MACCHINARI

123 ditte

AUTOMOBILISTICA E SETTORI CORRELATI

167 ditte


Sinora il nostro Paese non é stato un destinatario apprezzabile degli investimenti turchi, mentre
alcune aziende turche “leader” nei settori degli elettrodomestici e dei materiali da costruzione stanno acquisendo partecipazioni in aziende dei Paesi limitrofi (soprattutto Est-Europa e Russia) ed anche europei (specialmente, Germania, Gran Bretagna ed Olanda).

 

Tra i settori di investimento che l’Italia potrebbe forse attrarre, si menzionano la logistica ed i trasporti (tra cui, l’apertura del collegamento aereo tra Trieste-Istanbul per quel centinaio di autisti turchi che ogni giorno fanno spola tra la le due città e che attualmente atterrano a Lubiana), nonché la possibilità per le imprese turche di creare strutture di commercializzazione in Italia in settori che però sono concorrenziali con le nostre produzioni (abbigliamento, gioielleria, materiali da costruzione).
 

Fonte: www.esteri.it

Turchia.Net/Business